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Matteo Vettorello


MATTEO VETTORELLO | PRESSIONE SIMPATICA
a cura di Irene Sofia Comi

13 settembre - 7 ottobre 2019
Edicola Radetzky, viale Gorizia (Darsena), Milano

Pressione Simpatica.
(O l'estetica della macchina come elogio disfunzionale e paradosso esistenziale)

di Irene Sofia Comi

È l'epoca in cui tutto è misurabile e condivisibile, così pare. Pochi giorni fa Galileo, sistema di navigazione satellitare che, guarda caso, porta il nome del padre della scienza moderna, riesce a raggiungere un miliardo di utenti in tutto il mondo, purché abbiano lo smartphone. Ormai da qualche anno è allarme rosso per i bambini che sanno usare questi dispositivi prima ancora di parlare, a discapito, tra le altre, delle attività di socializzazione. Sempre nel 2019, Sergey Young ha più volte dichiarato di voler vivere 200 anni; per chiunque volesse raggiungere il suo stesso obiettivo, il fondatore della società Longevity Vision, oltre a consigliare trattamenti farmacologici, progetterà devices per fare esercizi senza muoversi. Dove non arriva la medicina, arriva la tecnica. Che questo preambolo sia forse distopico? Non del tutto. Dal 2012 nasce World Happiness Report, lo stesso anno in cui la Giornata mondiale della Felicità viene istituita dall'Onu. Un accordo raggiunto fra il Museo di Belle Arti di Montreal e un'Associazione dei Medici Francofoni Canadesi decreta che i medici potranno prescrivere visite museali ai loro pazienti perché l'arte fa bene alla salute. "Sempre più governi utilizzano indicatori di felicità per dare corpo alle decisioni politiche", dice Jeffrey Sachs, e dal consulente di papa Bergoglio all'assistente vocale Amazon Alexa il passo è breve. Il suo software cresce a pane e algoritmi: nutrito dalla mente umana, è frutto di un costante sforzo interpretativo di persone in carne ed ossa. La compresenza tra le parti sembra possibile. A questo punto, parrebbe proprio che l'A.I. Artificial Intelligence abbia superato le più nefaste previsioni futuribili; d'altra parte lo aveva preannunciato anche il protagonista dell'omonimo film di Spielberg (Artificial Intelligence, 2001, da un progetto di Stanley Kubrick), un ragazzino-robot androgeno programmato per amare.

Pare che questo discorso non c'entri nulla con Pressione Simpatica di Matteo Vettorello.

Prima ancora di collocarsi nel limbo tra opera d'arte e dispositivo d'attivazione, tra arte e scienza, tra antropologia e medicina, Autoindicatore di pressione simpatica, la scultura perno attorno al quale gira la mostra, è un lavoro investigativo, che si colloca su una linea di confine.
Commentando i nostri tempi, ne I miti del nostro tempo Umberto Galimberti dice che "alla tecnica interessa solo lo sviluppo, che noi scambiamo per progresso, lo sviluppo è il potenziamento di una dimensione", il progresso, invece, "è lo star meglio di una popolazione". Ma nella società della tecnica, resistono pur sempre modalità di conoscenza riconducibili ad attitudini intangibili di natura emozionale, sintomi di un'empatia latente ma presente. Sotto mentite spoglie, che lo si voglia o meno, ci troviamo ancora oggi nell'apeiron di Anassimandro, un principio indeterminato e infinito.

L'Autoindicatore, un sistema biometrico per la quantificazione di stati mentali e comportamentali, sembra dirci questo. Quasi come un macchinario medico destinato alla cura di una patologia, attraverso un sistema biometrico la scultura rielabora le pulsazioni cardiache dei "pazienti-fruitori", misurando la loro capacità empatica. Mettendo in relazione i ritmi cardiaci di due utenti, lo strumento è quindi in grado di quantificare il proprio livello di "sintonia" con l'altro, dimostrandolo con un soffio, un pneuma che costituisce il mondo, la natura e l'uomo, anche nella sua parte più intima, la psyche (psyko significa soffiare). Agisce in un cosmo, "una realtà individuale, animata, in eterno movimento di cui tutti gli esseri fanno parte" (Larre, Berera, Filosofia della medicina tradizionale cinese).

Osservando il dispositivo, ci troviamo davanti a una processualità meccanica in cortocircuito: essa è uno strumento pensato e programmato per misurare qualcosa che, non essendo riconducibile a fattori numerici, non è misurabile. Il dato numerico, se non per l'attivazione meccanica del processo, perde importanza. È qui che si attua la trasformazione dell'oggetto: la scultura è sistematica, quello che conta è soltanto la trasformazione in atto.

L'estetica della macchina, simbolo di una critica comportamentale, riduce la sua stessa tensione all'utile e alla funzionalità. Nella lettura di Vettorello, la realtà si riconfigura come un nuovo paesaggio urbano nel quale l'artista cerca di presentare l'autodeterminazione tra due individui nella società contemporanea, rendendola materia gassosa (le persone, infatti, che possono scegliere il livello di difficoltà con cui sostenere gli esercizi d'empatia, l'output derivante dall'azione si manifesta grazie a un sistema pneumatico).

La misurazione attuata dal macchinario è sensibile; lo strumento, non più fine, torna ad essere mezzo. L'azione di Vettorello cambia pelle, l'artista si tramuta in comunicatore e l'artefatto scultoreo è il suo espediente organico.

A questo punto, Pressione Simpatica diventa un intervento reale nella società. Seguendo questo ragionamento, l'opera potrebbe potenzialmente e utopicamente sfociare in ambito medico: è viva, è organica, è "in circuito". All'esperienza visiva ed estetica del singolo soggetto, si sovrappongono messaggi e suggestioni orientati alla collettività.
Nei getti d'aria si attiva uno stato immanente, indifferenziato e potenziale, chiamato nella medicina orientale qi, che si manifesta attraverso i Soffi.
La pittura espansa del blu e del magenta sfocia in un'alchimia di forme e colori, e nella fissità dell'atto contemplativo divampa il potenziale poetico sprigionato dal colore. L'accadimento magico è pura espressione immaginativa derivante dalla relazione (fare insieme significa riuscire meglio", mi racconta l'artista durante uno studio visit).
È qui, nel gesto pittorico (un linguaggio apparentemente così lontano dal mondo della tecnica e della tecnologia) che si intravede il potenziale intimistico della ricerca di Vettorello. Sondando la condizione contemporanea, caratterizzata da un'alternarsi di momenti tra alienazione e collettività, Autoindicatore si muove tra fruizione contemplativa e atto performativo.

D'altronde rimaniamo pur sempre nell'epoca della mimetizzazione. La nostra contemporaneità e le nostre giornate sono scandite da azione e fissità.

Nelle ore notturne la scultura rappresenta l'atto in potenza e si manifesta in termini fenomenologici come l'Esser-ci heideggeriano, autentico e in costante progettualità. In un'atmosfera degna di Silent Hill o di un rifugio post-atomico, la luce a intermittenza si alterna a quella di servizio dell'Edicola, rappresentando plurime Possibilità generative. È così che Autoindicatore di pressione simpatica protegge la sacralità dell'intangibile: rimane "sotto vetro", mostra la Camera sensibile nella sua nudità aliena.

Come ogni magia che si rispetti, questo dettaglio luminoso disvela l'ineludibile giocosità dei dispositivi di Vettorello. Così come accade anche nei bozzetti di accompagnamento e negli esercizi che i "fruitori-pazienti" dell'opera devono compiere, Pressione Simpatica diventa metafora per una visione critico-ludica della società. "È vero che il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza del hardware; ma è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sulle macchine" (Italo Calvino, Lezioni Americane).

Si ritorna da dove si è partiti.
Alla mia mente giungono queste parole conclusive di Gianrico Carofiglio ne Il paradosso del poliziotto: "Il lavoro investigativo richiede padronanza e tecnica e, insieme, consapevolezza del fatto che, spesso, i casi vengono risolti indipendentemente dalla tecnica. Richiede senso delle regole, etiche e giuridiche e, nello spesso tempo, sospensione di ogni giudizio morale".

(Un ultimo appunto: David, il protagonista di Artificial Intelligence di Spielberg, era il primo esemplare della sua serie).

Forse tutto torna.


 Matteo Vettorello

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