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Francesco Snote


FRANCESCO SNOTE | LO SPAZIO NON È BLU E GLI UCCELLI NON CI VOLANO DENTRO
a cura di Lisa Andreani

Inaugurazione: mercoledì 27 giugno ore 19.00
Apertura mostra: dal 27 giugno al 14 luglio 2018 (visibile tutti i giorni 24 ore su 24)
Edicola Radetzky, viale Gorizia (Darsena), Milano

Dei basamenti in cemento, con segni e tracce di stilizzate decorazioni di uccelli, sorreggono pacati tre lunghe gambe. Un'architettura arcaica, apparentemente fuori misura, rievoca nelle sue forme un disegno criptico. Essa è modulabile, ordinata e ricca di punti di congiunzione invisibili a occhio nudo. poi c'è il pieno e il vuoto, due spazi che si scontrano come poli opposti in un armonico scenario. La scultura è un essere indipendente, non ha bisogno di attivazione e contemplazione. La scelta dei materiali è consapevole, ognuno di essi ha valore per una funzione differente che riflette un utilizzo nella costruzione architettonica. Come esploratori ci immergiamo in un ignoto estraneo, in un piccolo universo in espansione. È il genius loci. Come scrive Luca Pozzi: "Le Dragon's Eggs comprimono sulle loro superfici specchianti tutta l'informazione dello spazio circostante, ma la loro natura interna sembra essere costantemente negata o rimandata da un'eccessiva riservatezza. Sono elementi arcaici, ma alludono alla massima smaterializzazione, all'entanglement quantistico, alla discrezione dei neutrini. Sono il risultato di una collaborazione con l'istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) che le ha equipaggiate di veri scintillatori muonici in grado di percepire il passaggio nella scultura di particelle subatomiche altrimenti invisibili. Per me sono delle "WIMP", letteralmente "buone a nulla", ma che in gergo scientifico rappresentano l'acronimo di Weakly Interacting Massive Particle. Mi piace immaginarle come uova di drago vecchie 13,820 miliardi di anni."

L'astronauta non attraversa lo spazio stellato che ha intorno, si sposta con esso, così l'uomo per vivere viene a patti con lo spirito che abita uno spazio, convive con esso. E nella struttura allora lo spirito, il genius, abita in quelle basi piene di poetica, dove l'acqua isola e recepisce ciò che giunge dall'esterno. E' una casa abitabile, uno stargate che, in qualità di portale anulare, istantaneamente collega due punti nello spazio-tempo. Il trasferimento è di materia ed energia ma c'è qualcosa che resiste all'essere registrato. L'armonico vive sempre con un elemento di impedimento fatto di fonti di grande variabilità e incostanza. Lo spazio è agitato, si muove con tutto ciò che cambia. Nel luogo remoto della città, sull'orizzonte, é possibile guardare ma senza accedere a dissertazioni cosmografiche su una perfezione di unità quantitative e impercettibili. La porta d'ingresso è personale, è le botin di Daubigny, uno studi sull'acqua perfetto per interagire con l'ambiente circostante, azzerarlo e ripristinarlo nella perfezione di un'istante prima che i catini riprendano a vibrare.

Francesco Snote (Biella,1991) vive e lavora a Torino, dove ha frequentato l'Accademia Albertina di Belle Arti ed è cofondatore del progetto Spaziobuonasera. Ha partecipato a mostre personali e collettive, tra cui "SENDRE", Spaziobuonasera,Torino, 2016, "Texture and Liquidity" The Workbench International, Milano, 2016,"Teatrum Botanicum", PAV, Torino, 2016,"I never asked to be your mountain", Localedue, Bologna, 2017. La pratica di Francesco Snote si concentra sulla relazione armonica umana e strutturale nell'ambiente e nello spazio. Pensa alla scultura come soggetto di attivazione energetico e di incontro tra terra e cielo, umano e soprannaturale. Vede l'opera d'arte come condizione abitabile mentale e fisica, guardando ai modelli antropologici e all'arte dell'antichità classica in cui viene indicata una concezione ideale di bellezza universale.