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CALEMBOUR | ECHO CHAMBER

Inaugurazione mercoledì 12 settembre ore 19.00
Dal 12 settembre al 10 ottobre 2018, visibile tutti i giorni 24 ore su 24
Edicola Radetzky, viale Gorizia (Darsena), Milano

Le Echo Chamber sono stanze virtuali nelle quali l'illusione di una "moltitudine affine" è infinitamente reale.

Una ricerca condotta dal laboratorio di Computational Social Science dell'IMT di Lucca, guidata da Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini, ha preso in considerazione una mole enorme di dati e ha portato alla conclusione che «grazie ad Internet, ai cookie, agli algoritmi che favoriscono ricerche personalizzate su Google; ai news feed su Facebook, ai suggerimenti di amicizia, all'adesione a gruppi o a pagine da seguire – sulla base dei nostri interessi e di quello che più frequentemente cerchiamo – e, ancora, grazie alle liste su Twitter, ognuno di noi può scegliere di vivere in un mondo virtuale tagliato su misura per sè […] Un clan, una tribù, una comunità in cui prende vita il fantasma di Narciso; dove ognuno è Narciso di sè stesso. Queste stanze degli specchi si chiamano echo chamber e sono delle vere e proprie camere di risonanza in cui troviamo ciò che più ci piace, incontrando quelli che hanno i nostri stessi interessi e condividono le nostre stesse narrative. Sui social network tale meccanismo è praticamente automatico. Ed è questo stesso meccanismo che consente il rinforzo e la diffusione in rete di informazioni anche non corrette».

Dati alla mano, fenomeni come l'agenda setting e l'inoculazione cognitiva, intrecciata alla questione della post-truth, hanno evidenziato un trend estremamente chiaro: è il pregiudizio di conferma (confirmation bias) a guidare la polarizzazione dell'informazione, il che significa che il processo di accettazione delle informazioni è legato alla tendenza di ogni individuo a conservare intatto il proprio sistema di credenze. Gli algoritmi predittivi ed autoapprendenti sono una delle più astute innovazioni nel campo della somministrazione di contenuti sul web: la persuasione emotiva si associa alle dinamiche di diffusione di una notizia a scapito della verifica della sua veridicità. Questo meccanismo di selezione dell'informazione si somma ad un altro meccanismo socio-psicologico, il cosiddetto egosurfing (fenomeno affine a quello della riprova sociale), ovvero la tendenza a ricercare la definizione della propria personalità attraverso il rispecchiamento nell'approvazione e nelle preferenze degli altri). Pressoché inutili le azioni di debunking: il fact-checking, ovvero la pedissequa verifica dei fatti, si rivela spesso inefficace a smontare la fitta e tenace impalcatura di falsità di cui le nostre pigre menti sono ghiotte, perché prevalgono resistenze psicologiche profonde e una radicata predisposizione a idee semplici e liturgiche.

I social media, che supponiamo essere strumenti paritari e democratici di interscambio e condivisione, si sono rivelati soprattutto giganteschi palazzi degli specchi nei quali ciascuno cerca e trova conferme alle proprie opinioni e vede riflessi se stesso, il proprie convinzioni e il proprio malessere, oltre che efficientissimi strumenti di propaganda politica. Attraverso la metafora dell'eco – un recinto cavo nel quale i suoni si moltiplicano – i problemi succitati riverberano nello spazio della rete. Le eco-chamber sono così il calco immateriale dell'infinity mirror, lo specchio infinito, nel quale la tendenza tutta umana all'ipertrofia dell'ego non trova ostacoli al proprio riflesso sconfinato. Edicola Radetzky, un luogo pubblico altamente affollato, trasformata in una cesura netta: un buco nero, uno spazio atrofizzante eppure infinito nella percezione visiva. Il contrasto tra lo spazio interno e quello esterno è inequivocabile. La realtà esterna, il suo fluire, non è perturbata. Lo spazio interno non dialoga, è un monolite senza storia: la sua celebrazione è occulta. Un retrobottega che ingurgita réclame e le rivende come fari luminosi. E invece sono solo una manciata di led.

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